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Sostenibilità: vincolo o opportunità?

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Il

22 Marzo 2022

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22 Marzo 2022

Alberto Brugnoli al Master SBS

Sempre più spesso negli uffici degli imprenditori si sente parlare di sostenibilità: cosa si intende davvero con questo termine?

Di questa tematica è venuto a parlarci Alberto Brugnoli, dottore commercialista e Professore aggiunto di Economia Aziendale presso l’Università Ca’ Foscari Venezia, che ha fornito alcune chiavi di lettura di un argomento tanto chiacchierato, quanto in realtà poco conosciuto.

Sostenibilità: un trittico inscindibile

Parlando di sostenibilità, siamo tendenzialmente portati ad associarla all’ecosostenibilità. Per quanto la questione ambientale possa essere importante, essa non è però che una parte di un insieme più grande.
Nel 1994 è stata infatti elaborata la triple bottom line, una teoria che scompone la sostenibilità in tre aspetti:

  • ambientale, che obbliga l’azienda a interrogarsi in merito al proprio impatto sull’ambiente; 
  • sociale, che obbliga l’azienda a interpellarsi riguardo alla comunità in cui è inserita e al ruolo sociale di cui è investita;
  • economico, che obbliga l’azienda a valutare la capacità di creare valore attraverso il proprio operato.

Un problema ricorrente

Con nostra grande sorpresa abbiamo scoperto che quello della sostenibilità non è solo un tema degli ultimi anni, ma si è ripresentato ciclicamente anche in passato, a partire dagli anni ‘60.

In questo periodo sono state infatti adottate le prime normative volte a impedire l’eccessivo sfruttamento delle risorse.
Da quel momento il tema della sostenibilità si è presentato a più riprese:

  • tra gli anni ‘80 e ‘90, con l’acquisizione di una maggior consapevolezza, da parte delle imprese, della necessità di essere più green;
  • negli anni 2000, in cui, grazie alla globalizzazione, si è palesato il problema della responsabilità sociale delle imprese;
  • e infine, al giorno d’oggi, con la disperata battaglia per contrastare l’irreversibilità del cambiamento climatico.

Sostenibile è meglio, anche per l’impresa  

A questo problema il mondo imprenditoriale ha da sempre risposto in due modi. Da un lato chi si è semplicemente adeguato al rispetto delle normative, dall’altro chi invece ha cercato di sfruttare la sostenibilità come una leva strategica, funzionale alla creazione di valore.

Questi ultimi hanno infatti compreso la necessità di rivolgere i propri sforzi anche ai temi sociali e ambientali. Temi che, se approcciati in ottica strategica, possono assicurare un vantaggio competitivo all’impresa e allo stesso tempo produrre benefici per la comunità e il territorio in cui essa si colloca.
Questo è il ragionamento alla base della teoria del valore condiviso, formulata da Porter e Kramer nel 2011.

Un esempio virtuoso di social driven innovation è quello portato dal premio Nobel per la pace Mohammed Yunus, fondatore della Grameen Bank. Grazie a una Joint Venture con l’impresa alimentare Danone, si è prodigato per risolvere il problema della malnutrizione in alcune aree del Bangladesh, attraverso la creazione di uno yogurt ricco di nutrienti messo in commercio a un prezzo accessibile.

L’operazione è stata un successo anche per Danone, che, pur sapendo che il ritorno economico non sarebbe stato significativo, ha scelto di intraprendere questa strada per ragioni strategiche.
Oltre a migliorare la propria immagine agli occhi dei consumatori, l’impresa ha anche sviluppato il proprio know how, recuperando efficienza (per realizzare un prodotto più nutriente e più accessibile).
Aprendosi in questo modo la strada anche a nuovi mercati (avendo generato un prodotto base latte resistente fuori frigo al clima tropicale) e – soprattutto – qualificandosi come “nutrition company” agli occhi di tutti gli stakeholder.

L’esempio appena citato incarna perfettamente l’idea che la sostenibilità non è per forza nemica del profitto, ma, al contrario, se usata adeguatamente, diventa la principale leva di creazione di valore nel lungo periodo.

In conclusione

Il prof. Brugnoli ci ha dunque guidato, nell’arco di una mattinata, attraverso il complesso mondo della sostenibilità, mostrando esempi virtuosi di aziende che ne hanno fatto un elemento strategico
La speranza è che esempi di questo tipo possano essere recepiti e un domani implementati anche nel mondo dello sport, creando in tal modo business che non si limitino alla massimizzazione dei profitti ma che piuttosto riescano ad apportare valore alla società intera.

Articolo di Filippo Bonomi e Federico Stucchi.
Studente della XVII Edizione

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