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F1 Lifestyle: Come Drive to Survive ha cambiato il merchandising

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F1 Lifestyle: Come Drive to Survive ha cambiato il merchandising

Analisi dell’impatto della docu-serie Netflix sul modo in cui la Formula 1 crea, promuove e vende i suoi prodotti ai fan.

Indice

  • Introduzione al F1 Lifestyle
  • Mercato del merchandising F1 prima del 2019
  • L’arrivo di Drive to Survive e la nuova narrazione
  • Effetti sul merchandising: volumi, target e prodotti
  • Strategie di marketing e digital commerce
  • Esempi di scuderie e partnership
  • Conclusioni

Introduzione al F1 Lifestyle

Il F1 Lifestyle definisce l’insieme di comportamenti, abitudini e consumi legati al mondo della Formula 1 che vanno oltre la pista. Dalla passione per l’alta velocità nascono collezioni di abbigliamento, accessori, modellini e gadget che permettono ai tifosi di identificarsi con il proprio team o pilota preferito.

Con il lancio di Drive to Survive nel marzo 2019, la serie prodotta da Netflix ha portato l’universo della F1 in milioni di case, trasformando radicalmente le dinamiche di produzione, promozione e vendita dei prodotti ufficiali. Il risultato? Nuove opportunità di profitto e, soprattutto, un coinvolgimento dei fan mai visto prima.

1. Mercato del merchandising F1 prima del 2019

Prima di Drive to Survive, il merchandising F1 era già un business esistente ma aveva un’impostazione molto più tradizionale: forte dipendenza dai weekend di gara, assortimento relativamente standardizzato e un’esperienza d’acquisto ancora poco integrata tra circuito, online e mobile.
Nel 2018 la stessa Formula 1 definiva il comparto “an untapped growth opportunity”, cioè un’opportunità di crescita non ancora pienamente sfruttata. Non è un dettaglio: significa che il management vedeva margini importanti ma anche una struttura commerciale ancora acerba.

Il contesto pre-2019 era questo: la F1 aveva certamente una base fan importante, con 4.093.305 spettatori presenti ai Gran Premi nel 2018 e una media di 194.919 presenze per weekend ma il rapporto tra fandom e acquisto di prodotto era ancora fortemente legato all’evento fisico.
L’acquisto tipico avveniva al circuito, nel fan zone store, oppure tramite shop ufficiali dei team e del campionato. La logica era ancora vicina a quella del “souvenir sportivo”, più che a quella del prodotto lifestyle da indossare tutto l’anno.

Anche sul piano digitale, la F1 era in crescita ma non ancora esplosa come fenomeno culturale globale. Nel 2018 i follower sulle principali piattaforme social della Formula 1 erano 18,5 milioni, dato in forte crescita sul 2017 ma ancora lontanissimo dai livelli successivi.
Questo conta molto: meno audience digitale significa meno domanda spontanea, meno remarketing, meno vendite always-on e meno capacità di trasformare un episodio sportivo in prodotto commerciale in tempo reale.

Il passaggio cruciale arriva proprio nel 2018 con l’accordo tra F1 e Fanatics. Formula 1 affida a Fanatics il ruolo di partner esclusivo per il retail ai Gran Premi e online, con l’obiettivo esplicito di creare una esperienza omnicanale più fluida e di ampliare l’assortimento, compresi prodotti specifici per i singoli GP.
In pratica, prima ancora dell’effetto Netflix, la F1 aveva già capito che il merchandising andava industrializzato meglio: più categorie, più velocità di produzione, più mobile, più integrazione tra evento e shop.

Quindi il quadro corretto è questo: prima del 2019 il merchandising F1 non era marginale ma non era ancora un motore culturale e commerciale pienamente sviluppato. Era forte nel live event, discreto online, debole come oggetto di moda trasversale. Mancava ancora quel livello di storytelling capace di trasformare un team o un pilota in simbolo identitario per pubblici più ampi.

2. L’arrivo di Drive to Survive e la nuova narrazione

La vera rivoluzione di Drive to Survive non sta solo nell’aver portato la Formula 1 su Netflix ma nell’aver cambiato il modo in cui il pubblico “legge” il prodotto F1.
Prima, la porta d’ingresso era la gara. Dopo, la porta d’ingresso diventa la storia: rivalità, vulnerabilità, ambizione, politica interna ai team, relazioni tra piloti e team principal. Questo sposta la F1 da sport tecnico a serialità emozionale.

L’effetto non è solo narrativo, ma demografico. Nel grande fan survey del 2021, Formula 1 registra un campione di 167.302 risposte in 187 Paesi; Nielsen segnala che la partecipazione femminile è raddoppiata rispetto all’ultima survey del 2017 e che l’età media del partecipante è scesa di 4 anni, arrivando a 32 anni.
Nello stesso documento, James Allen di Motorsport Network collega apertamente questa trasformazione alla strategia digital-first della F1 e al “funnel effect” di progetti come Netflix’s Drive to Survive.

Negli anni successivi il trend diventa ancora più chiaro. Nel 2025 la F1 dichiara una fanbase globale di 827 milioni, in crescita del 63% rispetto al 2018; il 43% del pubblico ha meno di 35 anni e il 42% della fanbase è femminile, contro il 37% nel 2018.
Inoltre, il 48% dei nuovi fan dell’ultimo anno è composto da donne. Questi numeri non dimostrano da soli che tutto dipenda da Drive to Survive ma dimostrano che la F1 ha saputo allargare radicalmente il proprio mercato proprio negli anni successivi all’arrivo della serie.

Anche Netflix offre segnali utili. La sesta stagione di Drive to Survive ha debuttato nella Top 10 English TV globale con 3,8 milioni di visualizzazioni nella settimana del 26 febbraio 2024; la settima stagione è entrata nella Top 10 con 2,6 milioni di visualizzazioni nella settimana del 3 marzo 2025.
Non sono numeri “da blockbuster generalista” ma sono assolutamente significativi per una docu-serie sportiva di nicchia che funge da ponte d’accesso commerciale verso un campionato, i suoi account social, i biglietti e il merchandising.

La profondità del cambiamento si vede nel comportamento. Nel 2025, il 61% dei fan intervistati dice di interagire con contenuti F1 ogni giorno e il 90% si definisce emotivamente coinvolto negli esiti delle gare. Questo è il punto chiave: Drive to Survive non crea solo awareness ma aumenta la frequenza di contatto. E quando la relazione con il brand diventa quotidiana, il merchandising smette di essere acquisto episodico e diventa espressione continuativa di appartenenza.

F1 Lifestyle: Come Drive to Survive ha cambiato il merchandising

3. Effetti sul merchandising: volumi, target e prodotti

Sul lato vendite, il dato più chiaro e utilizzabile arriva da Fanatics, partner e-commerce della F1.
Nel 2020, le vendite sullo store ufficiale F1 sono cresciute di oltre il 40% a livello globale, con spedizioni in 143 Paesi. Nei primi sei mesi del 2021, Fanatics parla addirittura di crescita a tre cifre rispetto allo stesso periodo del 2020, mentre gli Stati Uniti diventano il mercato più importante per vendite sul sito ufficiale. Fanatics dichiara anche che, dal 2017, ha contribuito a far crescere le vendite di merchandising F1 di quasi il 200%.

Questo è il dato che spiega meglio l’impatto commerciale: non un generico “la F1 piace di più” ma una crescita concreta di sell-through e capacità distributiva. L’interesse narrativo generato da Netflix trova un sistema pronto a monetizzare: assortimenti più ampi, localizzazione internazionale, valute multiple, checkout semplificato, produzione agile e rapida reazione ai trend.
Fanatics attribuisce parte del risultato anche al passaggio alla propria tecnologia Cloud Commerce, che migliora navigazione, immagini prodotto, localizzazione linguistica e frizione al checkout.

Sul piano dei target, il merchandising si allarga perché cambia il pubblico. Nel 2025 la F1 segnala che 57% dei nuovi fan è under 35; negli Stati Uniti il campionato raggiunge 52 milioni di fan, in crescita dell’11% anno su anno.
E nella survey 2025 si legge che le donne rappresentano 3 nuovi fan su 4 tra i nuovi ingressi rilevati nello studio. Questo rende economicamente sensato sviluppare linee più ampie: womenswear, kidswear, capi meno tecnici, silhouette più streetwear, prodotti “driver-led” e non soltanto “team-led”.

Anche l’assortimento dimostra il cambio di fase. Oggi non trovi solo cappellino e polo da paddock: sugli store ufficiali compaiono categorie come Donna, Bambino, poster da evento, collaborazioni pop e perfino una linea Drive to Survive dedicata.
Lo store ufficiale F1 propone prodotti specificamente brandizzati Drive to Survive; Fuel For Fans commercializza una collezione ufficiale PUMA x F1 x Netflix Drive to Survive con t-shirt, hoodie e cappellini.
Questo è un cambio fondamentale: il merchandising non è più solo “squadra X”, ma anche IP media + universo narrativo.

In sostanza, il merchandising F1 passa da tre logiche classiche — souvenir, teamwear, memorabilia — a un modello a più strati: teamwear tecnico, fanwear quotidiano, capsule collaborative, prodotti editoriali/event-based e merchandise legato alla docu-serie stessa.
È qui che il “F1 Lifestyle” diventa davvero un mercato.

4. Strategie di marketing e digital commerce

Il successo non nasce solo dalla popolarità della serie, ma dal fatto che la F1 ha costruito un’infrastruttura digitale in grado di catturare quella domanda. Già nel 2018 Fanatics prometteva un’esperienza mobile-first, multi-channel e omni-channel; nel 2021 spiega che lo store F1 usa un modello di on-demand manufacturing + agile supply chain per mettere online il prodotto giusto nel momento giusto.
In un mercato guidato da picchi narrativi, questa velocità è decisiva.

Il contesto media, poi, è esploso. Nel 2019 le piattaforme digitali core della F1 superano 1,124 miliardi di page view, quasi il doppio dell’anno prima; le visualizzazioni sull’app ufficiale arrivano a 714,2 milioni e le video views a 54 milioni.
Nel 2024 la Formula 1 dichiara 97 milioni di follower social e 1,6 miliardi di spettatori TV cumulati. Questo significa che il merchandising lavora dentro un ecosistema di attenzione enorme, non più soltanto nel perimetro della gara live.

La strategia di marketing oggi è chiaramente “always-on”.
La F1 non comunica solo durante il GP: costruisce contatto quotidiano con clip, backstage, driver content, attivazioni sponsor, reveal speciali e momenti crossover. Non a caso, nel 2025 il 61% dei fan dichiara engagement giornaliero con contenuti F1.
Più punti di contatto significano più occasioni per esporre prodotto, lanciare capsule, fare remarketing e convertire impulso emotivo in acquisto.

Un esempio molto concreto è la dimensione geografica. Nel 2021 Fanatics segnala che gli USA sono diventati il mercato con più vendite sul sito F1; nel 2025 la F1 li descrive come il più grande mercato per view su YouTube e follower social, con 171 milioni di video views e 6,3 milioni di follower social nel solo Paese.
In pratica, marketing, media e commerce si rafforzano a vicenda: più fandom USA → più contenuti → più domanda locale → più merchandising “wearable” e meno solo “collector”.

5. Esempi di scuderie e partnership

Mercedes-AMG Petronas è uno dei casi più chiari di ibridazione tra fashion e motorsport.
Nel 2018 Tommy Hilfiger diventa Official Apparel Partner del team, fornendo racewear, travelwear e abbigliamento per hospitality e uffici. Da lì il rapporto evolve in capsule e collaborazioni a edizione limitata, come quella annunciata con Clarence Ruth.
Qui il merchandising non serve solo a “vestire il fan”: serve a posizionare Mercedes come brand contemporaneo, desiderabile e culturalmente rilevante fuori dal circuito.

Oracle Red Bull Racing offre un altro modello. Nel 2022 Castore diventa Team Partner e si prende in carico anche il licensed merchandise programme del team, con distribuzione su RedBullShop, Castore e retail trackside.
Nel 2024 l’accordo viene esteso e definito da Castore come il più grande accordo apparel della Formula 1 per durata e valore, oltre che il più importante della storia motorsport per un brand sportswear secondo la stessa azienda. Il punto qui è la scala: non solo abbigliamento tecnico ma costruzione di un sistema globale di vendita e valorizzazione del brand squadra.

AlphaTauri è forse il caso più radicale, perché il marchio fashion non è sponsor di un team: è nato dal mondo Red Bull ed è entrato direttamente nell’ecosistema F1 come fornitore ufficiale premium fashion apparel del campionato.
Nel 2022 Formula 1 annuncia che AlphaTauri vestirà il personale F1 al circuito, inclusi senior staff e presenter. Qui il merchandising sconfina apertamente nel branded apparel corporate e nel fashion positioning del campionato stesso.

Infine c’è il livello “campionato + media IP”. Il fatto che esista una linea ufficiale Drive to Survive firmata PUMA x F1 x Netflix dimostra che la monetizzazione non passa più solo dai team.
Passa anche dalla serie, cioè da un contenuto editoriale capace di diventare prodotto fisico. È un salto importante: la F1 non vende solo appartenenza sportiva ma anche appartenenza narrativa. Ed è esattamente questo il cuore del modello lifestyle.

Conclusioni

Drive to Survive ha trasformato il merchandising della Formula 1 da semplice fonte di ricavi accessori a leva strategica di marketing e branding.

Oggi il F1 Lifestyle:

  • attira nuove generazioni
  • genera nuove modalità di consumo
  • connette sport, moda e intrattenimento

Chi lavora nel settore deve capire una cosa semplice ma decisiva: non stai più vendendo merchandising, stai vendendo appartenenza e identità.

E questo cambia completamente le regole del gioco.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto di ChatGPT e le immagini sono state generate con Midjourney.

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