Un modello ibrido tra identità nazionale, Final 8 e valore commerciale.
Introduzione
Nata nel 1900 da una sfida tra Stati Uniti e Gran Bretagna, la Coppa Davis è diventata la più grande competizione internazionale annuale a squadre: nel 2025 vi hanno partecipato 157 nazioni.
In oltre un secolo di storia, la Davis ha costruito la propria identità intorno a un elemento distintivo: trasformare uno sport individuale in una competizione tra nazioni. Negli ultimi anni, però, il suo format è cambiato più volte.
La tradizionale successione di sfide disputate nei Paesi partecipanti ha lasciato spazio prima a una fase finale centralizzata, poi a una combinazione tra incontri in casa o in trasferta e una Final 8 organizzata in un’unica città.
Nel 2026 il percorso comprende due turni di qualificazione e si conclude a Bologna, dove dal 24 al 29 novembre otto nazionali si contenderanno il titolo. L’Italia, vincitrice delle edizioni 2023, 2024 e 2025, è già qualificata come Paese ospitante e campione in carica.
Dietro questa evoluzione non c’è soltanto una scelta sportiva. C’è il tentativo di trovare un equilibrio tra tradizione, partecipazione dei migliori giocatori, calendario ATP, pubblico dal vivo, diritti media, sponsorizzazioni e valore per la città ospitante.
In altre parole, il format non stabilisce soltanto come si assegna la Coppa Davis. Determina anche quale prodotto sportivo e commerciale può diventare.
Indice
- La caratteristica che ha reso unica la Coppa Davis
- La rivoluzione del 2019
- Perché il format ha continuato a cambiare
- Come funziona la Coppa Davis nel 2026
- Il business dietro la competizione
- Il valore della host city: il caso Bologna
- Ticketing, hospitality e fan experience
- Broadcasting, contenuti e sponsor
- Il difficile rapporto con il calendario ATP
- Come misurare il successo del nuovo modello
- Conclusioni
1. La caratteristica che ha reso unica la Coppa Davis
Per gran parte della sua storia, la Coppa Davis si è sviluppata attraverso confronti disputati nel corso della stagione in casa di una delle due nazionali.
La squadra ospitante poteva scegliere la sede e, nei limiti previsti dal regolamento, la superficie di gioco. Il fattore campo diventava così una componente tecnica, ambientale e narrativa della competizione.
Questa formula produceva alcuni asset difficilmente replicabili nei normali tornei del circuito:
- identificazione nazionale;
- pubblico fortemente schierato;
- adattamento della sede alla squadra di casa;
- rivalità costruite nel tempo;
- capacità di portare il tennis internazionale in Paesi e città differenti;
- coinvolgimento diretto delle federazioni nazionali.
Ancora oggi gli incontri disputati in casa di una delle nazionali prevedono cinque match distribuiti su due giornate: due singolari nel primo giorno, seguiti dal doppio e da due eventuali singolari nella seconda giornata.
Dal punto di vista commerciale, però, un prodotto distribuito in numerose sedi e in diversi momenti dell’anno presenta anche alcuni limiti.
È più difficile concentrare l’attenzione mediatica, offrire agli sponsor un unico grande appuntamento, realizzare una produzione televisiva uniforme e costruire un’offerta internazionale di ticketing e hospitality.
È da questa tensione tra identità sportiva e centralizzazione commerciale che nasce la trasformazione recente della Davis.
2. La rivoluzione del 2019
Nel 2018 l’International Tennis Federation presentò un progetto di trasformazione della competizione sostenuto da un accordo annunciato con il gruppo Kosmos: una partnership prevista inizialmente per 25 anni e dal valore dichiarato di 3 miliardi di dollari.
Il progetto proponeva una fase finale con 18 nazionali, concentrata in una settimana e in un’unica sede nel mese di novembre.
La nuova formula debuttò nel 2019 alla Caja Mágica di Madrid. Le 18 nazionali furono suddivise in sei gironi da tre squadre. Le vincitrici dei gruppi e le due migliori seconde si qualificarono per i quarti di finale.
L’obiettivo era trasformare la fase decisiva della Coppa Davis in una sorta di Coppa del Mondo del tennis: un evento concentrato, riconoscibile e più semplice da distribuire sui mercati internazionali.
Dal punto di vista del prodotto, la centralizzazione offriva diversi vantaggi:
- una finestra televisiva definita;
- una sede unica da vendere agli sponsor;
- maggiori opportunità di hospitality;
- una produzione audiovisiva più uniforme;
- una narrazione concentrata in pochi giorni;
- la possibilità di coinvolgere una host city con un progetto turistico e territoriale.
La concentrazione generava però anche un effetto collaterale: molte nazionali perdevano la possibilità di giocare davanti al proprio pubblico proprio nella fase più importante della competizione.
Inoltre, in una manifestazione con numerosi incontri ravvicinati, l’atmosfera poteva cambiare sensibilmente in base alla presenza della squadra di casa, alla notorietà dei giocatori e alla capacità dei tifosi stranieri di raggiungere la sede.
La partnership tra ITF e Kosmos si è conclusa nel gennaio 2023. La Federazione internazionale ha quindi ripreso il controllo operativo e commerciale della competizione.
La fine dell’accordo non ha comportato un ritorno immediato al passato. Ha aperto, invece, una nuova fase di revisione del modello.
3. Perché il format ha continuato a cambiare
Dopo il debutto di Madrid, la fase finale ha attraversato ulteriori modifiche. Nel 2022 è stata introdotta la Final 8 di Malaga. Nel 2025 è entrato in vigore un processo di qualificazione articolato su due turni e la fase conclusiva è stata trasferita in Italia.
La modifica più significativa ha riguardato la finestra di settembre.
I quattro gironi disputati in sedi centralizzate nell’arco di sei giorni sono stati sostituiti da sette confronti di due giornate, organizzati in casa di una delle due nazionali. Le vincitrici si qualificano per la Final 8 insieme al Paese ospitante.
Il risultato è un modello ibrido. Da una parte vengono recuperati alcuni degli elementi tradizionali della Davis:
- il pubblico nazionale;
- il vantaggio di giocare in casa;
- la diffusione geografica della competizione;
- il coinvolgimento diretto delle federazioni;
- la possibilità di organizzare un evento tennistico di alto livello sul territorio.
Dall’altra viene conservata una fase finale concentrata, più adatta a essere presentata come un prodotto premium internazionale. Non si tratta quindi di scegliere definitivamente tra vecchia e nuova Davis. Si tratta di combinare due prodotti differenti:
- le qualificazioni, fondate sul rapporto tra squadra e pubblico nazionale;
- la Final 8, costruita come grande evento sportivo, televisivo e commerciale.
4. Come funziona la Coppa Davis nel 2026
Nel 2026 la competizione si sviluppa attraverso tre finestre principali.
Il primo turno delle qualificazioni si disputa dopo l’Australian Open. Il secondo è collocato a settembre, dopo lo US Open. Le sette nazionali vincitrici di quest’ultima fase raggiungono l’Italia nella Final 8 di Bologna.
È importante precisare che la formula non prevede un’andata e un ritorno. L’espressione ufficiale è home-or-away: ogni confronto viene disputato interamente in casa di una delle due nazionali. Le sfide di qualificazione prevedono cinque match in due giorni.
Nella Final 8, invece, ogni confronto è composto da due singolari e da un eventuale doppio decisivo.
La fase conclusiva riunisce otto squadre in una sola città per sei giornate, con un tabellone a eliminazione diretta. Per il 2026 la sede è BolognaFiere e il programma prevede:
- quarti di finale dal 24 al 26 novembre;
- semifinali il 27 e 28 novembre;
- finale il 29 novembre.
Il format cerca quindi di rispondere a esigenze differenti. Le qualificazioni devono valorizzare il fattore nazionale. La Final 8 deve concentrare qualità sportiva, audience, sponsor, tifosi internazionali e servizi commerciali.
Il punto più delicato rimane la connessione tra le due fasi. Per funzionare come un unico prodotto, la Davis deve riuscire a mantenere continuità narrativa durante l’anno e non apparire come una serie di eventi separati.
5. Il business dietro la competizione
Il business della Coppa Davis non dipende da una sola fonte di ricavo.
I documenti finanziari ITF indicano tra le entrate commerciali collegate alla competizione le fee delle città ospitanti, le sponsorizzazioni, l’hospitality, i diritti televisivi e il ticketing. Con il ritorno della gestione all’ITF, la Federazione internazionale ha ripreso direttamente la titolarità dei diritti commerciali e la responsabilità dei costi operativi.
Le principali componenti del modello possono essere riassunte così:
| Area | Asset commercializzato |
| Host city | Diritto di ospitare l’evento e visibilità internazionale |
| Ticketing | Biglietti, abbonamenti e differenti categorie di posto |
| Hospitality | Esperienze premium, servizi aziendali e attività B2B |
| Media | Diritti televisivi, streaming, highlights e contenuti |
| Sponsorship | Visibilità sul campo, digitale, attivazioni e fan experience |
| Dati e piattaforme | Live scoring, streaming, database e relazione con gli utenti |
| Merchandising | Prodotti ufficiali e licensing del marchio |
Questa struttura mostra perché il format è una decisione anche economica.
Un evento centralizzato permette di concentrare molti asset nello stesso luogo. Può creare un villaggio commerciale, un’area hospitality, una produzione televisiva unica e un’offerta coerente per gli sponsor.
Allo stesso tempo richiede investimenti organizzativi rilevanti.
Nel bilancio preventivo FITP relativo al 2025, il costo complessivo stimato per organizzare la Final 8 di Bologna era pari a 14,9 milioni di euro. La cifra comprendeva principalmente la fee riconosciuta all’ITF, il noleggio e l’allestimento della sede, l’ospitalità degli atleti, i servizi organizzativi, il marketing, la produzione televisiva e la promozione.
Il dato è utile perché rende visibile la complessità del prodotto. La Final 8 non è soltanto un campo da tennis con alcune tribune. È un progetto che integra sport, produzione media, logistica, accoglienza, marketing e relazioni istituzionali.
6. Il valore della host city: il caso Bologna
Ospitare la Final 8 significa associare la città all’atto conclusivo di una competizione mondiale.
Bologna ha accolto le fasi a gironi dal 2022 al 2024 e, dal 2025, è diventata sede della Final 8. L’accordo assegna all’Italia l’organizzazione della fase conclusiva per il triennio 2025-2027.
L’edizione 2025 ha fatto registrare oltre 60 mila presenze giornaliere complessive, con biglietti acquistati da appassionati provenienti da 73 Paesi. Secondo uno studio realizzato da Boston Consulting Group e presentato dalla FITP, l’impatto economico complessivo sul territorio è stato stimato in 143,8 milioni di euro:
- 64,8 milioni di impatto diretto;
- 55,2 milioni di impatto indiretto;
- 23,8 milioni di impatto indotto.
Questi numeri devono essere interpretati correttamente.
I 143,8 milioni non rappresentano il fatturato dell’organizzatore. Sono una stima delle ricadute generate dall’evento, comprendendo le spese organizzative, quelle dei visitatori, gli effetti sulla filiera e i consumi successivi prodotti dall’aumento di reddito.
È quindi necessario distinguere almeno tre livelli:
- ricavi dell’organizzatore;
- costi di realizzazione;
- impatto economico sul territorio.
Confondere queste grandezze porterebbe a una valutazione poco attendibile del successo dell’evento.
La SuperTennis Arena utilizzata nel 2025 era un impianto temporaneo con una capienza superiore a 10 mila spettatori, affiancato da aree di allenamento, spogliatoi, servizi medici, ristorazione e dal Club Ospitalità 1900.
Anche l’infrastruttura temporanea diventa così parte del prodotto: deve offrire una buona visuale, servizi per il pubblico, spazi per gli sponsor e condizioni tecniche adeguate alle squadre e alle televisioni.
7. Ticketing, hospitality e fan experience
La biglietteria rappresenta la forma più immediata di monetizzazione dell’evento ma il valore di uno spettatore non coincide necessariamente con il prezzo del posto. Un tifoso può acquistare più sessioni, utilizzare servizi di ristorazione, pernottare in città, visitare il territorio e comprare prodotti ufficiali.
Per questo motivo la Final 8 può essere commercializzata attraverso offerte differenti:
- singoli biglietti;
- abbonamenti;
- categorie premium;
- pacchetti corporate;
- aree hospitality;
- servizi dedicati agli sponsor;
- offerte turistiche integrate.
Per l’edizione di Bologna sono stati sviluppati pacchetti corporate con posti nel primo anello, accesso a un’area hospitality, open bar, buffet e assistenza dedicata. Bologna Welcome ha inoltre proposto formule Ticket + Hotel e Ticket + Experience, collegando la manifestazione alla permanenza turistica in città.
È un passaggio importante.
La host city non dovrebbe limitarsi a mettere a disposizione la sede. Dovrebbe cercare di aumentare:
- la permanenza media dei visitatori;
- la spesa sul territorio;
- il coinvolgimento del tessuto commerciale;
- la conoscenza della destinazione;
- la probabilità che il visitatore torni in futuro.
La fan experience, inoltre, deve iniziare prima dell’ingresso nell’arena e continuare dopo la fine della partita. Tour del trofeo, installazioni urbane, eventi nelle scuole, attività nei circoli, contenuti digitali e iniziative con gli atleti possono estendere la presenza della Davis oltre i sei giorni della Final 8.
8. Broadcasting, contenuti e sponsor
Una competizione internazionale diventa realmente scalabile quando riesce a raggiungere anche chi non può essere presente nell’arena.
Nel 2025 tutti gli incontri della Final 8 furono trasmessi gratuitamente da SuperTennis e resi disponibili in streaming su SuperTenniX. Per gli incontri dell’Italia successivi al quarto di finale era prevista anche la trasmissione su Rai 1.
La copertura in chiaro può ampliare la platea, avvicinare spettatori occasionali e aumentare l’esposizione dei partner. Ma il valore media della Davis dipende anche dalla capacità di costruire contenuti durante tutto il percorso:
- highlights;
- interviste;
- backstage;
- storie delle nazionali;
- contenuti verticali per i social;
- dati in tempo reale;
- approfondimenti sui giocatori;
- materiali utilizzabili dagli sponsor.
Dal 2026 l’accordo tra ITF e Infront prevede anche l’inserimento dei diritti streaming di Davis Cup e Billie Jean King Cup nel nuovo ciclo di gestione dei dati e dei contenuti digitali.
Anche la sponsorizzazione si sviluppa su più livelli.
La competizione può offrire ai brand visibilità sul campo e nelle trasmissioni, contenuti digitali, hospitality, programmi rivolti alle community e fan experience. La sua diffusione geografica permette inoltre di combinare partner globali con accordi nazionali e regionali.
Il valore per lo sponsor non deriva quindi soltanto dal logo visibile durante la partita. Deriva dalla possibilità di utilizzare la Davis come piattaforma per:
- comunicare su mercati differenti;
- invitare clienti e stakeholder;
- creare contenuti con le nazionali;
- attivare iniziative locali;
- lavorare sulla reputazione;
- costruire esperienze per tifosi e dipendenti.
9. Il difficile rapporto con il calendario ATP
La Coppa Davis deve convivere con una stagione individuale particolarmente lunga. I giocatori costruiscono la propria programmazione considerando tornei dello Slam, Masters 1000, appuntamenti ATP, trasferimenti, cambi di superficie e periodi di recupero.
La partecipazione alla nazionale aggiunge ulteriori impegni e può diventare complessa soprattutto quando una sfida arriva subito dopo un grande torneo o richiede un lungo viaggio.
Dal 2023 le qualificazioni e le Finals sono state inserite ufficialmente nel calendario ATP nelle settimane dedicate alla competizione. L’ATP ha inoltre ottenuto due dei sei posti nel Davis Cup Event Committee, con l’obiettivo di migliorare il coordinamento e coinvolgere maggiormente i giocatori nell’evoluzione del torneo.
Il problema, tuttavia, non può essere risolto soltanto riservando alcune settimane. La Davis deve offrire ai giocatori:
- prestigio sportivo;
- condizioni organizzative di alto livello;
- una programmazione prevedibile;
- tempi di recupero sostenibili;
- incentivi economici adeguati;
- un’esperienza emotiva diversa dal circuito individuale.
La presenza dei migliori atleti influenza direttamente il valore televisivo, il ticketing, l’interesse degli sponsor e la capacità di attrarre tifosi internazionali. Per questo il rapporto con il calendario ATP rappresenta uno dei principali rischi del prodotto. Un format può essere commercialmente ben costruito, ma perde forza se non riesce a mettere in campo i protagonisti più attesi.
10. Come misurare il successo del nuovo modello
Valutare la Coppa Davis soltanto attraverso il numero di biglietti venduti sarebbe riduttivo. Un sistema di misurazione completo dovrebbe considerare almeno cinque dimensioni.
1. Qualità sportiva
Presenza dei giocatori più importanti, equilibrio degli incontri, competitività delle nazionali e rilevanza del titolo.
2. Pubblico
Spettatori complessivi, percentuale di riempimento per sessione, provenienza geografica, numero di acquirenti unici e tasso di ritorno.
3. Media
Audience televisiva, spettatori streaming, minuti visualizzati, copertura internazionale, engagement e crescita delle piattaforme proprietarie.
4. Business
Ricavi da ticketing, hospitality, sponsor, diritti media e licensing, confrontati con i costi di organizzazione.
5. Territorio e legacy
Pernottamenti, spesa dei visitatori, coinvolgimento delle imprese locali, partecipazione dei circoli, programmi giovanili e reputazione della città ospitante. Il successo del format dipenderà dalla capacità di migliorare queste dimensioni contemporaneamente.
Una Final 8 piena ma priva delle principali stelle potrebbe essere positiva per il ticketing locale e meno efficace sul piano internazionale. Una grande audience televisiva accompagnata da tribune vuote indebolirebbe invece la percezione dell’evento dal vivo.
La sostenibilità nasce dall’equilibrio.
Conclusioni: il format è parte del prodotto
La Coppa Davis ha cambiato format perché è cambiato il mercato nel quale deve competere. Oggi non deve confrontarsi soltanto con gli altri tornei di tennis. Deve conquistare attenzione all’interno di un calendario sportivo e mediale sempre più affollato.
La formula attuale prova a tenere insieme due anime. Le qualificazioni in casa di una delle nazionali recuperano territorio, identità e partecipazione del pubblico locale. La Final 8 concentra invece le migliori squadre in un evento progettato per generare audience, ticketing, hospitality, sponsorizzazioni e valore per la città ospitante.
È un compromesso ancora in evoluzione. La sua efficacia dipenderà dalla capacità di coinvolgere i migliori giocatori, rendere riconoscibile l’intero percorso e non limitare il racconto ai sei giorni conclusivi. Perché il format non è semplicemente un insieme di regole. È l’architettura attraverso la quale una competizione organizza il proprio valore sportivo, mediatico e commerciale.
E la sfida della Coppa Davis è proprio questa: innovare senza perdere ciò che l’ha resa diversa da qualsiasi altro torneo di tennis.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto di ChatGPT e le immagini sono state generate con Midjourney.















