logo Master SBS orizzontale
Master SBS » News » EURO 2032: la partita degli stadi italiani entra nella fase decisiva

EURO 2032: la partita degli stadi italiani entra nella fase decisiva

Tempo di lettura: min

Categorie:
EURO 2032: la partita degli stadi italiani entra nella fase decisiva

La selezione delle sedi apre la sfida più complessa: trasformare i progetti in impianti moderni.

Introduzione

Il 10 ottobre 2023 la UEFA ha assegnato congiuntamente a Italia e Turchia l’organizzazione di EURO 2032. La candidatura iniziale comprendeva venti stadi ma il torneo sarà disputato in dieci impianti: cinque italiani e cinque turchi, da individuare entro ottobre 2026.

La scadenza è arrivata.

Entro il 31 luglio 2026 la FIGC ha ricevuto la documentazione di 13 città relativa a 16 stadi. I dossier devono essere valutati sul piano infrastrutturale, autorizzativo, finanziario e organizzativo, in vista dell’individuazione delle sedi da sottoporre alla UEFA entro il 1° ottobre.

La scelta delle cinque sedi italiane, tuttavia, non rappresenta il traguardo. È il punto dal quale inizierà la parte più difficile: approvare i progetti, definire le risorse, aprire i cantieri, rispettare le tempistiche e costruire impianti capaci di funzionare economicamente anche dopo la conclusione del torneo.

EURO 2032 è quindi molto più di un grande evento calcistico. È un test sulla capacità dell’Italia di programmare e realizzare infrastrutture sportive moderne.

Indice

  1. Perché il 1° ottobre è uno spartiacque
  2. Da dieci sedi iniziali a tredici città candidate
  3. Che cosa viene realmente valutato
  4. Il ritardo infrastrutturale degli stadi italiani
  5. Una governance con molti soggetti
  6. Chi finanzierà i nuovi impianti
  7. Dal dossier al cantiere: il vero problema sono i tempi
  8. Lo stadio come piattaforma di business
  9. Host city e legacy territoriale
  10. Come misurare il successo del percorso
  11. Conclusioni

Perché il 1° ottobre è uno spartiacque

La data del 1° ottobre 2026 rappresenta il momento nel quale il percorso italiano deve passare da una rosa ampia di candidature a una proposta composta da cinque sedi.

La FIGC deve presentare impianti in grado di soddisfare i requisiti stabiliti per la competizione. La decisione formale sulle dieci venue complessive spetterà quindi al Comitato Esecutivo UEFA.

Ma l’inserimento nella lista non certifica che uno stadio sia già pronto. Molte candidature sono fondate su interventi di ristrutturazione o su impianti ancora da costruire. La selezione deve quindi valutare non soltanto ciò che esiste oggi, ma soprattutto la credibilità di quanto viene promesso per il futuro.

La vera domanda non è: “Quali sono gli stadi più importanti d’Italia?”

È piuttosto: “Quali progetti hanno maggiori probabilità di essere autorizzati, finanziati e completati nei tempi richiesti?”

È questa differenza a rendere la fase attuale particolarmente delicata. La reputazione sportiva della città, la storia del club e la capienza attuale possono rafforzare una candidatura. Non possono però sostituire un progetto definitivo, un piano economico sostenibile e un cronoprogramma attendibile.

Da dieci sedi iniziali a tredici città candidate

Nel dossier con il quale l’Italia si è aggiudicata il torneo insieme alla Turchia erano stati indicati dieci impianti:

  1. San Siro a Milano;
  2. Stadio Olimpico a Roma;
  3. San Nicola a Bari;
  4. Diego Armando Maradona a Napoli;
  5. Artemio Franchi a Firenze;
  6. Juventus Stadium a Torino;
  7. Luigi Ferraris a Genova;
  8. Marcantonio Bentegodi a Verona;
  9. Renato Dall’Ara a Bologna;
  10. nuovo stadio di Cagliari.

Nel 2026 il perimetro si è ampliato. La documentazione arrivata alla FIGC riguarda Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Salerno, Torino e Verona. Complessivamente si tratta di 13 città e 16 proposte di impianto.

Questo allargamento dimostra che l’assegnazione del torneo ha prodotto un’accelerazione nella progettazione infrastrutturale. Allo stesso tempo aumenta la complessità della scelta. Solo cinque sedi potranno essere inserite nella proposta italiana. La selezione dovrà quindi bilanciare:

  • qualità e avanzamento del progetto;
  • affidabilità finanziaria;
  • capacità della città di accogliere l’evento;
  • distribuzione geografica;
  • dimensione e caratteristiche dell’impianto;
  • trasporti e accessibilità;
  • sicurezza;
  • sostenibilità;
  • valore della legacy.

Il rischio sarebbe trasformare la scelta in una semplice competizione politica tra territori. Dal punto di vista manageriale dovrebbe invece prevalere la solidità complessiva di ciascun dossier.

Che cosa viene realmente valutato

La candidatura di una città non coincide con la sola disponibilità di uno stadio.

Secondo la FIGC, le sedi devono rispondere a requisiti relativi all’accoglienza, all’accessibilità, alla capacità infrastrutturale, alla sicurezza e alla sostenibilità. L’istruttoria avviata nell’agosto 2026 comprende inoltre la verifica degli standard autorizzativi, finanziari e organizzativi.

Un progetto credibile deve quindi tenere insieme almeno quattro livelli.

  1. Impianto

Capienza, visuale, copertura, spazi per atleti e media, hospitality, sicurezza, accessibilità e qualità del terreno di gioco.

  1. Infrastrutture urbane

Collegamenti ferroviari, aeroportuali e stradali, trasporto pubblico, gestione dei flussi e connessione tra stadio e centro cittadino.

  1. Accoglienza

Disponibilità alberghiera, fan zone, servizi turistici, ristorazione, volontari e capacità di assistere tifosi provenienti da Paesi differenti.

  1. Organizzazione

Governance del progetto, autorizzazioni, finanziamento, appalti, cronoprogramma, gestione dei rischi e piano operativo dell’evento.

La valutazione riguarda quindi un vero sistema di destinazione. Uno stadio moderno ma difficilmente raggiungibile può rappresentare un problema. Allo stesso modo, una città turisticamente forte non può compensare un impianto privo degli standard necessari. La qualità della candidatura nasce dall’integrazione tra struttura sportiva e territorio.

Il ritardo infrastrutturale degli stadi italiani

La corsa verso EURO 2032 si inserisce in una situazione infrastrutturale complessa.

Secondo il ReportCalcio 2025, tra il 2007 e il 2024 in Europa sono stati realizzati 226 nuovi stadi, per un investimento complessivo di 25,3 miliardi di euro.

Nello stesso periodo l’Italia ha inaugurato 6 nuovi impianti, intercettando appena l’1% degli investimenti prodotti in Europa. L’età media degli stadi utilizzati in Serie A è di 56 anni e soltanto l’8% degli impianti del calcio professionistico italiano non risulta di proprietà pubblica.

Il confronto non riguarda soltanto l’età delle strutture. Uno stadio datato può essere funzionale se è stato progressivamente riqualificato. Il problema nasce quando l’obsolescenza limita:

  • comfort e visibilità;
  • accessibilità;
  • servizi commerciali;
  • aree hospitality;
  • efficienza energetica;
  • connettività;
  • sicurezza;
  • utilizzo durante i giorni senza partita.

Il ReportCalcio evidenzia inoltre che soltanto il 22% degli impianti di Serie A utilizza fonti rinnovabili di energia.

EURO 2032 può quindi diventare un acceleratore.

Ma un grande evento non risolve automaticamente problemi accumulati nel corso di decenni. Può fornire una scadenza, aumentare l’attenzione politica e rendere più urgente il coordinamento tra i soggetti coinvolti. La capacità di trasformare questa pressione in cantieri reali dipenderà dalla governance.

Una governance con molti soggetti

La realizzazione o la ristrutturazione di uno stadio coinvolge una rete articolata di attori:

  • UEFA;
  • FIGC;
  • Governo;
  • Commissario straordinario;
  • Regioni;
  • Comuni;
  • club;
  • proprietari e gestori degli impianti;
  • investitori;
  • istituti finanziari;
  • imprese di costruzione;
  • autorità competenti per sicurezza, ambiente e mobilità.

Più soggetti partecipano al processo, maggiore diventa la necessità di stabilire responsabilità, scadenze e poteri decisionali chiari.

Nell’aprile 2026 è diventata effettiva la nomina dell’ingegnere Massimo Sessa come Commissario straordinario per le opere necessarie a EURO 2032. Il suo compito è coordinare gli interventi infrastrutturali e accelerare le procedure amministrative relative ai cinque stadi italiani.

La normativa considera le infrastrutture inserite nei piani di intervento di interesse strategico nazionale. Al Commissario sono attribuiti compiti di coordinamento e la possibilità di assumere le determinazioni necessarie per avviare o proseguire i lavori, nel rispetto dei limiti previsti dalla legge.

La presenza di un Commissario può ridurre alcuni rallentamenti amministrativi. Non può però sostituire:

  • un progetto tecnicamente solido;
  • l’accordo tra proprietario e utilizzatore;
  • la disponibilità delle aree;
  • un piano finanziario credibile;
  • procedure di gara correttamente impostate;
  • una struttura di gestione per il periodo successivo all’evento.

L’accelerazione amministrativa è uno strumento. La qualità del progetto rimane il presupposto.

Chi finanzierà i nuovi impianti

Il tema finanziario è probabilmente quello più delicato.

Gli stadi italiani presentano modelli proprietari e gestionali differenti. Alcuni sono comunali, altri appartengono ai club o a soggetti privati. In altri casi si ipotizzano concessioni di lungo periodo o forme di partenariato pubblico-privato.

La normativa stabilisce che, quando il soggetto proponente è un’amministrazione pubblica, gli interventi debbano essere realizzati utilizzando risorse già previste dalla legislazione vigente e senza produrre nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Nel luglio 2026 il Governo ha inoltre richiamato gli strumenti finanziari assegnati al Fondo Italiano per lo Sport, affidato alla gestione separata dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. L’obiettivo dichiarato è sostenere progetti adeguati, finanziabili e realizzabili nei tempi stabiliti.

La candidatura a EURO 2032, quindi, non equivale a ottenere automaticamente un finanziamento. Ogni progetto deve chiarire:

  • costo complessivo;
  • fonti di capitale;
  • contributi pubblici eventualmente disponibili;
  • sostenibilità del debito;
  • durata della concessione;
  • ricavi attesi;
  • responsabilità sugli eventuali extracosti;
  • gestione dell’impianto nel lungo periodo.

La selezione dovrebbe premiare soprattutto i progetti nei quali il finanziamento non è una promessa generica, ma un percorso verificabile.

Dal dossier al cantiere: il vero problema sono i tempi

Nel luglio 2025 la FIGC indicava la necessità di presentare progetti già approvati, finanziati e cantierabili entro marzo 2027. Questa è probabilmente la scadenza manageriale più importante. Il 2032 può sembrare lontano. Per una grande infrastruttura, però, sei anni rappresentano un periodo limitato.

Prima dell’apertura di uno stadio devono essere completate numerose fasi:

  1. progettazione;
  2. approvazioni urbanistiche;
  3. valutazioni ambientali;
  4. definizione del finanziamento;
  5. affidamento dei lavori;
  6. eventuali demolizioni;
  7. costruzione o riqualificazione;
  8. collaudi;
  9. test operativi;
  10. formazione del personale;
  11. simulazione dei flussi e dei piani di sicurezza.

A queste attività si aggiunge la necessità di garantire la continuità sportiva dei club durante i lavori. Una ristrutturazione per fasi può consentire alla squadra di continuare a giocare nello stesso impianto, ma può allungare i tempi e aumentare la complessità. La costruzione di un nuovo stadio può invece richiedere una soluzione temporanea e interventi più ampi sulla mobilità e sull’area urbana.

Il cronoprogramma deve quindi considerare non soltanto la durata teorica del cantiere ma anche margini per imprevisti, ricorsi, aumento dei costi e ritardi nella fornitura dei materiali.

Lo stadio come piattaforma di business

Un impianto moderno non dovrebbe essere progettato esclusivamente per ospitare le partite di EURO 2032. Il torneo dura alcune settimane. Lo stadio deve produrre valore per decenni.

Nel 2025 i ricavi del calcio europeo sono stati stimati oltre la soglia dei 30 miliardi di euro. La crescita è sostenuta dai diritti televisivi, dalle partnership commerciali e dagli incassi generati dal pubblico, mentre premium ticketing ed eventi negli stadi stanno assumendo un peso crescente nella diversificazione dei ricavi.

Lo stadio contemporaneo può generare ricavi attraverso:

  • biglietteria;
  • abbonamenti;
  • skybox e hospitality;
  • sponsorizzazioni;
  • naming rights;
  • ristorazione;
  • merchandising;
  • museo e tour;
  • eventi aziendali;
  • concerti e spettacoli;
  • parcheggi;
  • servizi digitali;
  • utilizzo commerciale degli spazi.

Queste opportunità non sono automatiche. Dipendono dalla posizione dell’impianto, dalla domanda locale, dal bacino di tifosi, dal calendario degli eventi, dalla qualità dei servizi e dalla capacità del gestore. Uno stadio più grande non è necessariamente uno stadio più sostenibile. La dimensione deve essere coerente con l’utilizzo ordinario, non soltanto con l’evento straordinario.

Il business plan dovrebbe quindi rispondere a una domanda fondamentale: “come funzionerà economicamente l’impianto quando EURO 2032 sarà terminato?”

Host city e legacy territoriale

Il valore di EURO 2032 non si fermerà ai confini dello stadio.

Secondo i dati richiamati dalla FIGC, EURO 2024 in Germania ha accolto tre milioni di spettatori negli impianti e altri sei milioni di persone nelle fan zone. L’impatto economico complessivo sulle città ospitanti è stato indicato in oltre 7,5 miliardi di euro.

Anche in questo caso è necessario distinguere l’impatto economico dai ricavi dell’organizzatore. Le ricadute territoriali possono comprendere:

  • pernottamenti;
  • ristorazione;
  • trasporti;
  • commercio;
  • servizi;
  • occupazione temporanea;
  • promozione turistica;
  • visibilità internazionale.

La legacy può essere ancora più ampia se il torneo accelera interventi utili anche ai residenti:

  • trasporto pubblico;
  • accessibilità;
  • riqualificazione urbana;
  • spazi pubblici;
  • efficientamento energetico;
  • competenze organizzative;
  • programmi sportivi e sociali.

Il rischio opposto è costruire strutture sovradimensionate, costose da mantenere e poco utilizzate dopo l’evento. Per evitarlo, la legacy deve essere progettata prima dell’inizio dei lavori. Non può essere aggiunta come giustificazione quando lo stadio è già stato costruito.

Come misurare il successo del percorso

La prima misura del successo sarà il rispetto delle scadenze UEFA. Ma completare cinque stadi non sarà sufficiente per dichiarare riuscito il processo. La valutazione dovrebbe considerare almeno sei dimensioni.

  1. Tempi

Rispetto delle tappe autorizzative, apertura dei cantieri e completamento anticipato rispetto al torneo.

  1. Costi

Scostamento tra budget iniziale e costo finale, chiarezza delle responsabilità e sostenibilità dell’indebitamento.

  1. Qualità operativa

Accessibilità, sicurezza, comfort, tecnologia, visibilità e qualità dell’esperienza per tifosi, atleti e media.

  1. Sostenibilità economica

Ricavi ordinari, costi di gestione, numero di eventi, utilizzo degli spazi e capacità di funzionare durante tutto l’anno.

  1. Impatto territoriale

Turismo, occupazione, mobilità, riqualificazione urbana e coinvolgimento delle imprese locali.

  1. Legacy sportiva e sociale

Partecipazione, accessibilità, inclusione, programmi per il territorio e utilizzo dell’impianto da parte della comunità.

Esiste infine un indicatore più ampio. EURO 2032 sarà realmente utile se i progetti non selezionati continueranno il proprio percorso di sviluppo. Se soltanto cinque cantieri arriveranno a conclusione, il torneo avrà risolto un’esigenza organizzativa. Se invece la candidatura riuscirà ad accelerare la riqualificazione di una parte più ampia del patrimonio infrastrutturale, avrà contribuito a modificare il sistema.

Conclusioni: scegliere gli stadi è soltanto l’inizio

EURO 2032 ha imposto al calcio italiano una scadenza che non può essere rinviata. Tredici città e sedici proposte dimostrano che esiste interesse. Ora deve essere valutata la solidità dei progetti.

La scelta delle cinque sedi italiane sarà importante ma non sufficiente. Serviranno finanziamenti certi, responsabilità chiare, procedure efficaci, cantieri monitorati e modelli di gestione sostenibili.

Il Commissario straordinario può facilitare il coordinamento. La UEFA può fissare gli standard. La FIGC può accompagnare il processo. Ma la realizzazione degli impianti dipenderà dalla capacità di club, città, istituzioni e investitori di assumere decisioni coerenti e mantenerle nel tempo.

La vera eredità di EURO 2032 non sarà rappresentata soltanto dalle partite disputate. Sarà la capacità di consegnare al calcio italiano stadi più moderni, accessibili e sostenibili anche quando il torneo sarà terminato.

Perché il 1° ottobre si scelgono le candidature.

La partita decisiva, quella dei progetti e dei cantieri, comincia il giorno dopo.

 

Questo articolo è stato realizzato con il supporto di ChatGPT e le immagini sono state generate con Midjourney.

Scopri di più sul Master SBS!

  • Inizio XXII edizione: ottobre 2026
  • Viaggio all'Estero
  • 6 mesi di aula + 6 mesi di stage
  • La Ghirada a Treviso
  • lun-ven dalle 9:15 alle 16:00
  • 4 borse di studio residenziali
  • 1 borsa a copertura totale della retta
  • 100% proposte di stage
  • Diploma Universitario 1 livello
  • 11.400€ (iva esente)

Continua a leggere...