Ottavo episodio di SBS Stories, la rubrica nata dalle idee dei diplomati per raccontare le carriere di chi, dopo il Master SBS, lavora nello sport con ruoli di responsabilità.
Intervista a Cristian Massa – Communication Director, Gresini Racing
Diplomato II edizione (2006-2007)
Cristian, sei stato uno degli studenti della II edizione del Master SBS. Che ricordi hai di quell’esperienza e quale impatto ha avuto sul tuo percorso professionale?
È passato così tanto che è difficile rispondere. Sicuramente il contatto diretto con aziende di primordine mi ha dato un primo saggio di quello che era in realtà il mondo del lavoro, un concetto non così chiaro dal punto di vista di uno studente seppur laureato. Sicuramente il gruppo ristretto di masterini (teamwork e case studies), la città così a misura di studente, le strutture, i professori e gli invitati hanno sicuramente dato un giro a quello che sarebbe stato il mio futuro professionale.
Quando hai frequentato il Master, avevi già chiaro che avresti voluto lavorare nella comunicazione sportiva oppure il tuo progetto professionale si è definito dopo?
Volevo formarmi a tuttotondo nel mondo dello sport e il master in questo è eccellente. L’idea era tentare la via della procura sportiva e grazie al master ho capito che non era il mondo per me, che la comunicazione era qualcosa di più malleabile, di più creativo, di più libero.
Quali competenze, esperienze o relazioni costruite durante il Master si sono rivelate più utili nel corso della tua carriera?
Io ho studiato legge, praticamente quello che so della comunicazione e del marketing arriva dal master sbs. È stato un punto di partenza per trovare una strada completamente nuova rispetto ai miei studi.
Hai seguito competizioni e Gran Premi in tutto il mondo, intervistando campioni come Valentino Rossi, Jorge Lorenzo e Casey Stoner. Qual è stata l’esperienza che più ti ha fatto comprendere la complessità del motorsport?
Purtroppo vedere la morte da vicino ti cambia abbastanza. Nel 2010 Tomizawa, nel 2011 Simoncelli, poi Salom, Hayden… Il motorsport per quanto sicuro rimane uno sport di alto rischio e i piloti sono realmente qualcosa che va oltre l’accezione di sportivi. Il fatto che si giochino la vita ad ogni curva è qualcosa che spesso si dimentica, sbagliando.
Dopo molti anni trascorsi tra Dorna Sports, MotoGP e WorldSBK, nel 2017 sei entrato in Gresini Racing. Come è nato questo incontro professionale?
Volevo lasciare le moto nel 2016 e infatti ho lasciato Dorna con la convinzione di montare una mia agenzia di comunicazione sportiva. Missione compiuta anche se il mio maggior cliente è diventato la Gresini Racing pochi mesi dopo. Non è l’unico, ma è sicuramente il principale.
Nel motorsport tutto accade a grande velocità. Come si riesce a conciliare la necessità di comunicare in tempo reale con quella di mantenere qualità, precisione e coerenza?
Sicuramente l’esperienza aiuta, ma la comunicazione fortunatamente non è una scienza certa. Si può esplorare, creare, sbagliare a volte. L’importante dal mio punto di vista è mantenere una coerenza editoriale, una scelta sul come comunicare.
Hai lavorato anche nel tennis, negli eSport e nello sviluppo di nuove opportunità commerciali. Che cosa ti hanno insegnato queste esperienze fuori dal motorsport?
È sicuramente importante uscire dalla propria zona di confort, conoscere nuovi ambienti, persone, atleti. Ti aiuta a crescere vedere come si lavora in altri sport, con ritmi diversi e con esigenze diverse.
Ti definisci un “team player”. Che cosa significa concretamente lavorare in squadra all’interno di un ambiente competitivo e sottoposto a una forte pressione mediatica?
Ovviamente si cerca di remare tutti nella stessa direzione, ma tendenzialmente non posso dare una mano ad un meccanico. Però posso aiutare le persone che lavorano a stretto contatto con me e che sono parte fondamentale della comunicazione che negli anni Gresini è riuscita a portare alla luce.
Dopo una carriera trascorsa a raccontare velocità e competizione, che cosa continua ancora a emozionarti del motorsport?
Torno al concetto di come comunicare. Oggi nel migliore dei casi si tratta di una rincorsa al trend social, nel peggiore di comunicazione anni 90 (foto e comunicato stampa). Noi proviamo ad apportare qualcosa di diverso, non è detto che sia nuovo, nè che funzioni. Proviamo a far sorridere chi ci segue, ad emozionare ci pensa già chi va a 350km/h. Finché riusciamo ad essere divertenti e originali, continuerò ad emozionarmi.
Quali qualità cerchi oggi in un giovane professionista che vuole entrare nel tuo team o lavorare nella comunicazione sportiva?
Pensare in maniera diversa, provare a innovare, essere curiosi senza essere dei fan o degli appassionati. Spesso guardare con distacco aiuta a trovare spunti più interessanti in un mondo che di spunti ne ha sempre meno.
Quale consiglio daresti oggi agli studenti del Master SBS che desiderano lavorare nel motorsport o nella comunicazione sportiva?
Seguite @gresiniracing e se siete più bravi avete sicuramente chance J
Se potessi avere accesso totale per 24 ore a qualsiasi luogo, persona o momento dello sport, quale storia sceglieresti di raccontare?
Il goal di Dennis Bergkamp al Newcastle il 2 marzo 2002 al st.James Park. Il goal più incredibile della storia di un calciatore da Olimpo degli dei del calcio, che forse non è ricordato come dovrebbe. Mi occuperei di raccontarlo come si deve.
Conclusione
Con la storia di Cristian Massa prosegue il viaggio di SBS Stories: un percorso fatto di passione, crescita e ambizione, attraverso le voci dei diplomati del Master SBS che ogni giorno contribuiscono al mondo dello sport business.
👉 Il prossimo appuntamento sarà a Settembre 2026, con un nuovo diplomato e una nuova storia da raccontare.
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