Ottavo episodio di “SBS Partner”, parliamo di Ticketone con Amedeo Bardelli.
Nell’ottavo episodio di SBS Partner incontriamo Amedeo Bardelli (Direttore Sport Business di TicketOne), protagonista di un settore che negli ultimi anni ha accelerato profondamente il proprio processo di trasformazione.
Il ticketing non è più soltanto il momento in cui un tifoso acquista un biglietto. È tecnologia, dati, marketing, pricing, accessi, customer experience e, sempre più, uno strumento attraverso cui club e organizzatori possono conoscere il proprio pubblico e costruire una relazione duratura con i fan.
Dalla progressiva scomparsa del biglietto cartaceo all’integrazione tra CRM, servizi digitali e fan experience, fino alle strategie per riempire stadi e arene, con Bardelli abbiamo parlato del presente e del futuro del ticketing sportivo. Ma anche di organizzazione, competenze, giovani talenti e del rapporto tra TicketOne e il Master SBS.
Chi è Amedeo oggi, in 20 secondi?”
Amedeo è il Direttore Sport Business di TicketOne. Prima di tutto, è un grande appassionato di sport, avendone praticati molti nel corso della sua vita: calcio, tennis, ciclismo, basket, golf, ma anche sci, padel ed equitazione. Da sempre nutre una forte passione per gli impianti sportivi: da ragazzo, quando visitava una città, in Italia o all’estero, lo stadio era immancabilmente tra le tappe da vedere.
Il percorso professionale lo ha poi portato a lavorare nel mondo dello sport e, in particolare, nel ticketing. La gestione di questo business è complessa e richiede competenze tecniche, commerciali, relazionali e di marketing, oltre a una grande passione e a un impegno costante.
In una frase: cosa fa TicketOne e quale problema risolve per club, eventi e fan?
Ridurre l’operato di TicketOne in una frase è veramente complicato; quando si pensa a TicketOne, spesso la si identifica semplicemente come il canale attraverso cui acquistare un biglietto. In realtà, dietro ogni evento c’è un enorme lavoro svolto da persone, tecnologie e servizi che accompagnano l’intero processo organizzativo e l’esperienza del pubblico.
TicketOne segue il fan lungo tutto il suo percorso, dall’acquisto del biglietto fino all’accesso all’evento, attraverso sistemi informatici avanzati e servizi dedicati. Parallelamente, supporta gli organizzatori nella promozione dell’evento grazie ai propri canali web e social, che raggiungono milioni di utenti, e li affianca nella definizione delle strategie commerciali, dalla costruzione del pricing dei biglietti all’individuazione delle modalità di vendita più efficaci, fino alla gestione dei criteri di riempimento delle venue, come stadi, arene e palazzetti dello sport.
L’azienda fornisce inoltre soluzioni tecnologiche per il controllo automatizzato degli accessi, tra cui tornelli e dispositivi mobili di verifica, garantendo un ingresso rapido e sicuro agli spettatori. In alcuni casi, mette a disposizione anche personale dedicato alle attività di controllo e alle vendite in loco.
Ma TicketOne è anche un partner strategico nel marketing. Attraverso il proprio ecosistema digitale, supporta i clienti che desiderano sviluppare progetti innovativi di coinvolgimento e fidelizzazione dei tifosi e degli appassionati. Grazie a piattaforme CRM di ultima generazione, è possibile conoscere in modo approfondito il proprio pubblico, personalizzare la comunicazione e creare relazioni durature, accompagnando il fan prima, durante e dopo l’evento.
Se utilizzata al massimo delle sue potenzialità, la piattaforma TicketOne non rappresenta soltanto uno strumento di vendita, ma una vera e propria leva di business, capace di generare nuove opportunità di ricavo, aumentare il valore per gli sponsor e contribuire alla crescita complessiva dell’evento e dell’organizzazione che lo promuove.
Smontiamo un mito: qual è la bugia più comune che si racconta sul ticketing?
Uno dei luoghi comuni più diffusi è che i biglietti dei grandi eventi spariscano in pochi minuti per qualche misterioso complotto. In realtà, la spiegazione è molto più semplice: i grandi eventi generano una domanda enorme, spesso cinque o sei volte superiore alla disponibilità effettiva di posti. Questo significa che, nella migliore delle ipotesi, solo una persona su cinque o sei riesce ad acquistare il biglietto desiderato.
È inevitabile che chi rimane escluso sia deluso e, talvolta, cerchi spiegazioni alternative. Ma i numeri parlano chiaro. Lo scorso anno, per Napoli-Cagliari, l’ultima partita di campionato che ha sancito il quarto Scudetto del Napoli, abbiamo registrato circa 550.000 tentativi di accesso alla piattaforma a fronte di poco più di 20.000 biglietti disponibili.
Questo significa che oltre mezzo milione di persone non è riuscito ad acquistare il proprio posto. Considerando che molti avrebbero voluto comprare più di un biglietto, il numero degli insoddisfatti è stato ancora più elevato. In questi casi non c’è alcun complotto: c’è semplicemente una domanda straordinaria che supera di gran lunga l’offerta disponibile.
Un’altra convinzione diffusa è che un evento di qualità si venda da solo. Anche questa è una semplificazione. Certamente esistono eventi che, grazie alla loro notorietà e alla forza del brand, partono con un vantaggio importante.
Tuttavia, nella maggior parte dei casi, anche un evento molto interessante ha bisogno di essere supportato da una strategia adeguata. Servono comunicazione mirata, una politica di pricing efficace e una profonda conoscenza del pubblico di riferimento.
È proprio qui che entra in gioco TicketOne. Gli organizzatori sanno che il nostro ruolo non è soltanto vendere biglietti ma contribuire al successo complessivo dell’evento, mettendo a disposizione dati, competenze e strumenti che aiutano a raggiungere il pubblico giusto e a riempire la venue. Questa capacità di trasformare un evento in un successo è parte integrante della storia e dell’identità della nostra azienda.
Quali sono le 2–3 tendenze che stanno cambiando davvero il settore (esperienza, dati, sicurezza, secondario…)
Vedo due trend fondamentali che stanno già trasformando il nostro settore.
Il primo è la progressiva scomparsa della carta. Il biglietto sta diventando sempre più digitale e, nel giro di pochi anni, l’accesso agli eventi avverrà quasi esclusivamente tramite smartphone o credenziali digitali.
Come spesso accade, il calcio sta facendo da apripista, anche per effetto delle stringenti normative di sicurezza. A partire dalla stagione 2027/28, l’accesso agli stadi sarà consentito esclusivamente tramite card digitali o smartphone, secondo i nuovi protocolli definiti dal Ministero dell’Interno. Si tratta di un cambiamento epocale che renderà l’esperienza più sicura, efficiente e sostenibile.
La digitalizzazione porterà inoltre a una crescente centralità dei canali online rispetto alle reti di vendita tradizionali sul territorio. Ogni registrazione e ogni interazione contribuiranno ad alimentare i CRM degli organizzatori, consentendo una conoscenza più approfondita del pubblico e una maggiore capacità di fidelizzazione dei fan.
Stiamo già lavorando in questa direzione con diverse realtà sportive. Con la Federazione Italiana Rugby, ad esempio, stiamo sviluppando un progetto innovativo in cui la piattaforma digitale sarà il fulcro delle attività di marketing e di coinvolgimento dei tifosi. Con la Federazione Italiana Tennis e Padel introdurremo presto nuove modalità di vendita e distribuzione dei biglietti che consentiranno di gestire ticket e abbonamenti interamente tramite App, offrendo un’esperienza ancora più semplice e immediata.
Il secondo grande trend riguarda l’integrazione tra ticketing, servizi e customer experience. L’esperienza maturata durante i Giochi Olimpici ha dimostrato concretamente le potenzialità delle tecnologie digitali a chi ancora ne sottovalutava l’impatto.
Nel calcio mi piace ricordare l’esperienza della finale di Champions League del 2009 tra Manchester United e Barcellona, disputata a Roma. In quell’occasione i biglietti furono emessi sotto forma di card digitali RFID, una soluzione estremamente innovativa per l’epoca e a cui ho partecipato attivamente. La card non serviva soltanto per accedere allo stadio ma consentiva anche di utilizzare i mezzi pubblici e visitare i musei della città nei giorni dell’evento. Fu la prima grande esperienza di ticketing digitale realizzata in Italia e rappresentò un’importante anticipazione di molte delle soluzioni che oggi consideriamo standard.
Di recente un esempio significativo è stato il concerto di Ligabue del 21 giugno 2025 alla RCF Arena di Reggio Emilia, il primo grande evento in Italia gestito interamente attraverso braccialetti NFC (Near Field Communication). Il braccialetto non era soltanto il titolo di accesso all’evento ma consentiva anche i pagamenti cashless e la gestione di numerosi servizi all’interno della venue.
Ogni dispositivo era associato a un’identità digitale univoca e all’account dell’utente, creando un ecosistema integrato capace di migliorare sia l’esperienza del pubblico sia la gestione operativa dell’evento.
Nel mondo dello sport abbiamo già iniziato a introdurre queste soluzioni in alcune aree hospitality ma è facile immaginare che nel prossimo futuro tecnologie di questo tipo diventeranno sempre più diffuse e rappresenteranno uno standard per l’intero settore.
Perché avete scelto di essere partner del Master SBS: cosa vi interessa costruire con questa collaborazione?
Il Master SBS rappresenta per noi una sorta di laboratorio di ricerca e innovazione. Da un lato portiamo la nostra esperienza professionale e raccontiamo ai ragazzi come si evolve il mercato; dall’altro, però, siamo molto interessati a capire come loro vedono il futuro, quali sono le loro aspirazioni e soprattutto quali idee hanno per contribuire a costruirlo.
Credo che il confronto con le nuove generazioni sia fondamentale. Spesso pensiamo di essere noi a insegnare qualcosa a loro ma in realtà impariamo moltissimo anche noi, soprattutto quando riusciamo a stimolarli nel modo giusto e a raccogliere punti di vista diversi dai nostri.
C’è poi un aspetto molto concreto: il Master rappresenta anche un’importante opportunità per individuare nuovi talenti. Non a caso, due dei miei attuali collaboratori provengono proprio dal Master SBS, e l’ultimo è entrato a far parte del nostro team poco più di un anno fa. Questo dimostra la qualità del percorso formativo e la sua capacità di preparare professionisti pronti a inserirsi rapidamente nel mondo del lavoro.
Una cosa che avresti voluto sentirti dire a 25 anni
A 25 anni tutti i consigli rischiano di sembrare frasi fatte, ed è proprio per questo che credo che forse non serva sentirsi dire troppe cose. Quello è il momento in cui bisogna avere il coraggio di seguire il proprio istinto, le proprie idee e le proprie passioni, quando ci sono.
È anche l’età in cui bisogna avere la capacità di mettersi in gioco e quell’intraprendenza che spesso, con il passare degli anni, tende a diventare più prudente perché aumentano le responsabilità e cambiano le priorità.
Se dovessi però lasciare un messaggio a un ragazzo di 25 anni, sarebbe quello di non avere paura di provare, di sbagliare e di cogliere le opportunità. È proprio in quella fase che si costruisce il proprio percorso, attraverso le esperienze e la voglia di imparare continuamente.
Qual è il valore aggiunto per un’organizzazione sportiva: dove si vede davvero la differenza?
Su questo tema sono piuttosto critico. Nel mondo dello sport esiste ancora una forte commistione tra aspetti tecnici, risultati sportivi e attività di marketing e commerciali. Troppo spesso il successo o l’insuccesso di una società viene valutato esclusivamente sulla base del risultato del campo, mentre la gestione aziendale dovrebbe seguire logiche e obiettivi propri.
In molte organizzazioni sportive prevalgono ancora una certa disorganizzazione e la difficoltà di separare la programmazione sportiva dalle strategie commerciali e di marketing. Si tende ad aspettare che arrivi il risultato sportivo per attivare iniziative e progetti ma quando l’onda positiva arriva spesso non si è pronti a sfruttarla pienamente.
Oggi il vero valore aggiunto di un’organizzazione sportiva si misura nella capacità di costruire una relazione duratura con il proprio pubblico. La differenza si vede quando si riesce a trasformare uno spettatore occasionale in un fan e un fan in un sostenitore fedele, coinvolto e partecipe della vita del club o dell’evento.
Per ottenere questo risultato servono organizzazione, pianificazione, competenze e una visione di lungo periodo. Bisogna creare valore ogni giorno, indipendentemente dal risultato della prossima partita, perché le organizzazioni più solide sono quelle che riescono a crescere e a rafforzare il legame con i propri tifosi sia nei momenti di successo sia in quelli più difficili.
Qual è un errore tipico che fanno i club/eventi nella gestione della vendita di biglietti?
L’errore più comune, che ancora oggi alcune società sportive continuano a commettere, è quello di rimanere ancorate a una concezione della biglietteria ormai superata. Una logica basata principalmente sui punti vendita fisici e sulla gestione di una singola partita alla volta.
Oggi, soprattutto online, il prodotto deve essere sempre disponibile. Non dovrebbero esistere periodi in cui un tifoso entra sul sito di una società e non trova alcuna partita in vendita.
Non sto necessariamente dicendo che si debbano mettere in vendita tutte le gare della stagione fin dall’inizio, anche se personalmente sono favorevole a questa soluzione quando le condizioni lo consentono. Credo però che almeno le successive tre o quattro partite dovrebbero essere sempre acquistabili.
Il prodotto di una società sportiva è l’evento, e l’evento deve essere costantemente presente sul mercato. Esiste ancora la convinzione che offrire più partite contemporaneamente possa ridurre le vendite di alcune di esse. A mio avviso è un’idea completamente sbagliata.
Al contrario, bisogna essere in grado di costruire strategie commerciali e di pricing che rendano conveniente e attrattivo per il tifoso acquistare in anticipo e partecipare con continuità.
Riempire uno stadio non significa soltanto vendere più biglietti. Uno stadio pieno genera entusiasmo, migliora l’esperienza del pubblico, aumenta il valore percepito dell’evento e crea un effetto trainante che alimenta ulteriormente l’interesse dei fan. È un circolo virtuoso che produce benefici per tutti: per la squadra, per gli sponsor, per i partner commerciali e per i tifosi stessi.
Anche il prezzo del biglietto deve essere considerato all’interno di una strategia più ampia. Non è soltanto una leva di ricavo ma uno strumento di marketing e di sviluppo del pubblico. Le società che comprendono questo concetto sono quelle che riescono a costruire nel tempo una base di fan più ampia, più coinvolta e più fedele.
Fan experience: qual è un dettaglio “piccolo” che cambia tutto?
La differenza la fa, in una parola, la semplicità. Semplicità nell’acquisto, nell’accesso alla venue e, più in generale, in tutto il percorso che accompagna il fan dal momento in cui decide di partecipare a un evento fino al suo ingresso nello stadio o nell’arena.
Un processo di acquisto rapido e intuitivo, un accesso senza code o complicazioni e informazioni chiare e facilmente reperibili fanno sentire il pubblico accolto, rispettato e valorizzato. Possono sembrare dettagli ma dietro questa apparente semplicità si nasconde un enorme lavoro di progettazione, tecnologia e ottimizzazione dei processi.
Oggi, però, non basta più garantire un’esperienza efficiente. Il fan deve sentirsi parte integrante della vita della società sportiva.
Deve essere costantemente informato, coinvolto e messo al centro delle iniziative del club. In questo percorso anche gli sponsor possono e devono svolgere un ruolo attivo, contribuendo con idee, risorse e capacità organizzative a creare esperienze di valore per il pubblico.
Le attivazioni più efficaci sono quelle che favoriscono il contatto diretto tra i brand e i tifosi. I LED a bordo campo sono certamente uno strumento importante per aumentare la visibilità dei marchi già affermati ma spesso non sono sufficienti per le aziende che hanno bisogno di farsi conoscere, raccontare i propri prodotti e costruire una relazione con le persone. Per questo motivo servono iniziative che coinvolgano concretamente i fan e li rendano protagonisti dell’esperienza sportiva.
In definitiva, il valore si crea quando tecnologia, organizzazione, club e sponsor lavorano insieme per mettere il tifoso davvero al centro di tutto.
Una competenza che vale oro nel 2026.
Quando si parla di competenze, credo sia utile distinguerle tra tecniche e trasversali.
Tra le prime, quelle legate al marketing sono oggi indispensabili. Accanto a queste, però, assumono un ruolo fondamentale le capacità organizzative: saper gestire attività e priorità con metodo e ordine non è una qualità così diffusa nel mondo del lavoro.
Nel settore degli eventi sportivi e dell’entertainment, in particolare, si opera spesso con tempistiche molto serrate e con clienti che richiedono risposte rapide ed efficaci. Per questo motivo, la capacità di anticipare le esigenze, pianificare il lavoro e mantenere il controllo anche sotto pressione rappresenta un valore strategico.
In altre parole, è fondamentale saper correre senza dover rincorrere.
Una cosa che ti fa perdere subito fiducia in un candidato
Quando mi trovo a valutare un candidato, la prima cosa che cerco di comprendere sono le motivazioni che lo spingono a intraprendere un determinato percorso professionale. Mi interessa capire se possiede determinazione, spirito di iniziativa e una sana ambizione, elementi che spesso fanno la differenza nel lungo periodo.
Le competenze accademiche e tecniche sono certamente importanti e, nella maggior parte dei casi, rappresentano una base già consolidata. Ciò che considero davvero determinante, però, è il carattere della persona: il modo in cui affronta le sfide, reagisce alle difficoltà e si pone rispetto ai propri obiettivi.
Per questo, durante il colloquio, pongo alcune domande mirate che mi aiutano a cogliere questi aspetti. Quando percepisco una mancanza di motivazione, di curiosità o di reale volontà di mettersi in gioco, la mia fiducia nel candidato tende inevitabilmente a diminuire.
Un libro/podcast che consiglieresti.
Tra i libri che consiglio c’è “Le armi della persuasione” di Robert Cialdini. Pur essendo stato scritto diversi anni fa, rimane un testo estremamente attuale perché aiuta a comprendere i meccanismi che influenzano le decisioni delle persone, un aspetto fondamentale non solo nel marketing ma in qualsiasi attività che richieda relazioni, negoziazione e capacità di comunicazione.
Per quanto riguarda i podcast, amo molto la storia e trovo quelli di Alessandro Barbero semplicemente imbattibili. Non sono direttamente collegati al mio lavoro ma credo che la conoscenza storica sia uno strumento prezioso per coltivare la propria mente, sviluppare senso critico e acquisire una prospettiva più ampia sugli eventi e sulle dinamiche della società.
Sono convinto che la crescita professionale non passi solo attraverso contenuti strettamente legati al proprio settore ma anche attraverso interessi che arricchiscono il bagaglio culturale e aiutano a comprendere meglio il contesto in cui viviamo e lavoriamo.
Una parola che descrive il tuo modo di lavorare.
La parola che sceglierei è attenzione.
Nel nostro settore gestiamo realtà con volumi d’affari importanti, che ripongono in TicketOne una grande fiducia e che meritano, proprio per questo, la massima cura e attenzione. Credo che il nostro ruolo non si limiti alla semplice erogazione di un servizio: significa essere presenti, costruire nel tempo un rapporto di fiducia reciproca, ascoltare e comprendere le esigenze specifiche di ogni cliente.
L’attenzione, però, è altrettanto indispensabile nei confronti dei miei collaboratori, che rappresentano il motore costante del nostro successo. Ascoltare le persone, valorizzarne le competenze e metterle nelle condizioni di esprimere il proprio potenziale è una responsabilità fondamentale per chi guida un team.
Solo attraverso questo approccio è possibile costruire relazioni solide e durature, generando valore per i clienti, per le persone che lavorano con noi e, di conseguenza, per l’azienda.
La riunione che elimineresti all’istante.
Una delle cose che apprezzo meno sono le riunioni inconcludenti: quelle che non portano a una decisione concreta ma finiscono semplicemente per rimandare il momento in cui occorre prendere una posizione. Credo che il confronto sia fondamentale ma debba avere un obiettivo chiaro e tradursi in azioni e responsabilità definite.
Spesso, alla base di queste situazioni, c’è una mancanza di chiarezza sugli obiettivi o sulle priorità. Quando le persone coinvolte sanno dove vogliono arrivare, anche le decisioni più complesse diventano più rapide ed efficaci. Per questo preferisco sempre riunioni ben preparate, orientate alla soluzione dei problemi e alla definizione di passi concreti.
Il miglior consiglio ricevuto.
Il consiglio più prezioso che abbia mai ricevuto è stato: “Non fermarti mai davanti alle difficoltà. Guarda l’obiettivo e concentrati sul raggiungerlo. Nulla è impossibile se lo vuoi davvero.”
Me lo diede il mio primo responsabile quando avevo 23 anni e lavoravo per il Gruppo Eni in Algeria. Era la mia prima esperienza professionale importante, in un contesto nuovo e complesso, dove le difficoltà non mancavano, sia sul piano lavorativo che personale.
Quelle parole mi hanno accompagnato per tutta la vita. Mi hanno insegnato che gli ostacoli fanno parte di qualsiasi percorso e che ciò che conta davvero è mantenere la direzione, senza perdere di vista l’obiettivo. Ancora oggi, nei momenti più impegnativi, mi ritrovo a fare riferimento a quel consiglio.
Il consiglio che dai più spesso.
Nel corso degli anni ho dato molti consigli, forse anche troppi. Cerco sempre di adattarli alla persona che ho di fronte, perché credo che ogni percorso professionale richieda stimoli diversi. Tuttavia, ce n’è uno che mi trovo a ripetere più spesso: non basta limitarsi a svolgere il compito assegnato o a fare ciò che viene richiesto.
Per crescere davvero è necessario avere iniziativa, assumersi delle responsabilità, mettersi in gioco e non accontentarsi mai dei risultati raggiunti. Bisogna avere il coraggio di rischiare, proporre idee e cercare costantemente di migliorarsi.
Allo stesso tempo, ritengo fondamentale mantenere uno spirito critico verso sè stessi, riconoscere i propri limiti e affrontare le difficoltà senza cercare scorciatoie. Reagire agli ostacoli con determinazione e personalità è ciò che, a mio avviso, distingue un professionista capace di lasciare il segno da chi si limita a svolgere il proprio ruolo.
👉 Il prossimo appuntamento a settembre 2026, con un’altra storia da scoprire. Intanto puoi leggere i racconti già usciti:
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