Il sesto episodio di “SBS Partner” parla di PwC.
Nel sesto episodio di SBS Partner incontriamo PwC Italia, eccellenza nel mondo della consulenza a tutto tondo per il mondo aziendale.
Reinventarsi per crescere: competenze, fiducia e “fame” secondo PwC
Come possono le aziende affrontare il cambiamento senza perdere la propria identità?
E quali caratteristiche permetteranno ai giovani professionisti di emergere nel mercato del lavoro?
Ne abbiamo parlato in questa nuova intervista della rubrica SBS Partner con Giorgio Simonelli, Partner PwC Italia.
Giorgio, in PwC lavori a stretto contatto con aziende molto diverse tra loro: qual è la cosa che più ti ha sorpreso negli ultimi anni osservando il mondo delle imprese dall’interno?
Nonostante le sfide poste dai megatrend e dai rapidi mutamenti geopolitici che richiederebbero un rinnovamento costante e un’attitudine resiliente, molte imprese mostrano ancora difficoltà ad accogliere il cambiamento attraverso la modifica dei propri modelli di business e strutture organizzative.
La stessa incertezza che richiede agilità, rapidità e dinamicità, probabilmente non fornisce in maniera proporzionale fiducia agli imprenditori, che per investire, dovrebbero poter avere una visione a lungo termine. Questo impedisce alle aziende di cogliere le opportunità che il mercato, anche in questo momento, potrebbe offrire.
Se dovessi spiegare a uno studente del Master SBS in cosa PwC crea davvero valore per le aziende, quali sono le 3 parole che useresti e perchè?
Competenze, fiducia e soluzioni.
Le competenze derivano dalla preparazione del nostro personale, costantemente aggiornato tramite training obbligatori e regolari. L’opportunità di confrontarsi con diverse realtà aziendali, per dimensione e settore, arricchisce ulteriormente l’esperienza e la professionalità dei nostri consulenti.
La fiducia è un elemento fondamentale. Costruiamo relazioni solide e trasparenti con le aziende, essenziali per la loro natura di consulenti esterni. Instaurare un rapporto di fiducia permette di operare efficacemente, intervenendo profondamente nei processi e nelle strategie aziendali.
Infine, le soluzioni rappresentano il nostro approccio proattivo. Il nostro obiettivo è affiancare le aziende per risolvere i loro problemi, non per crearne di nuovi, fornendo risposte concrete e pratiche.
Qual è oggi la sfida più sottovalutata dalle aziende?
La sfida aziendale più sottovalutata oggi è la necessità di reinventare il modello di business, poiché non è sostenibile mantenere lo stesso approccio degli ultimi trent’anni in un contesto macroeconomico in rapida evoluzione.
Le aziende devono sfruttare le loro competenze, asset e conoscenze esistenti per diversificare e ideare nuove opportunità, piuttosto che abbandonare completamente il loro modello attuale.
Questo processo, che noi definiamo “Business Model Reinvention“, consiste nell’utilizzare ciò che già si possiede per espandere l’offerta e creare valore, come dimostrano esempi quali le concessionarie automobilistiche che offrono finanziamenti o i supermercati che integrano centri di diagnosi medica tramite intelligenza artificiale.
Questa reinvenzione rappresenta la maggiore opportunità ma anche la più trascurata.
Cosa invece le aziende potrebbero trarre dallo sport come insegnamento o comportamento virtuoso?
Le aziende, o meglio, i loro dipendenti, potrebbero trarre dallo sport il senso del “Commitment“, ovvero la propensione al raggiungimento degli obiettivi. Lo sport è intrinsecamente orientato al risultato, che sia una partita imminente o un campionato a lungo termine.
Nelle aziende, sebbene esistano target come il bilancio annuale o le vendite, spesso è difficile coinvolgere tutto il personale nel perseguimento di tali obiettivi.
Nello sport, questo sentimento di coinvolgimento è molto più marcato.
La difficoltà delle aziende nel coinvolgere i dipendenti porta a problemi come un elevato turnover e la perdita di talenti e competenze, elementi fondamentali per il buon funzionamento aziendale.
Guardando i profili dei giovani che incontrate, qual è l’errore più comune che fanno quando si affacciano al mondo del lavoro?
L’errore più diffuso tra i giovani che si avvicinano al mondo del lavoro è l’aspettativa di ottenere tutto immediatamente, senza considerare un percorso formativo graduale. Questa tendenza porta a voler saltare tappe fondamentali.
Sebbene alcune realtà lavorative consentano avanzamenti rapidi, tale approccio può compromettere le basi e le competenze essenziali per una solida crescita professionale.
E invece, cosa fa davvero la differenza oggi per emergere?
Ho osservato in 25 anni che le persone di successo, indipendentemente dal loro background, sono quelle che mostrano determinazione e sacrificio.
Il talento e la preparazione non sono sufficienti; è la fame che spinge all’azione, partendo dal basso per raggiungere l’obiettivo prefissato. Come si suol dire, avere un obbligo, come un mutuo, può aumentare la determinazione e fare la differenza.
Se dovessi immaginare il professionista ideale tra 5 anni, quali competenze non potranno mancare?
Tra cinque anni, il professionista ideale dovrà possedere soprattutto competenze trasversali, o soft skills.
L’intelligenza artificiale, infatti, sostituirà molti processi cognitivi ripetitivi. Saranno essenziali qualità come l’empatia, la comunicatività, il carisma, la capacità di essere magnetici e espressivi.
Queste abilità, inclusi gli aspetti legati alla leadership e al lavoro di squadra, acquisiranno un valore decisamente superiore, differenziando gli individui e valorizzando l’interazione umana nel contesto professionale.
👉 Il prossimo appuntamento a marzo 2026, con un’altra storia da scoprire. Intanto puoi leggere i racconti già usciti:
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