Tre giorni dietro le quinte delle Finali di Coppa Italia: tra contenuti social, produzione TV internazionale e coordinamento match-day.
“Lega per Marco. Mi senti?”
“Si, ricevo”
“13:40 parte il pullman dell’Imoco, arrivo al palazzetto alle 13:50, necessarie gimball per arrivo bus e tour locker room”
“Ricevuto, mi reco sul posto e parlo col team manager”.
“Lega per Marco. Per le interviste: team A Antropova, team B Nervini” “Ricevuto, vado a chiamarle”.
Mio padre che mi vede in tv mentre parlo con la team manager di Scandicci.
Ma come sono arrivato a tutto ciò? Riavvolgiamo il nastro.
È un giovedì nuvoloso di fine gennaio quando parto per Torino.
Senza sapere che di lì a poco avrei vissuto un’esperienza capace di cambiare profondamente il mio modo di guardare allo sport.
Le Finali di Coppa Italia 2025–2026, organizzate dalla Lega Volley Femminile, mi aprono le porte di una realtà nuova, intensa, totalizzante, all’interno di uno dei contesti più affascinanti del panorama sportivo italiano: l’Inalpi Arena.
Arrivo con un bagaglio limitato di esperienza diretta nella pallavolo ma con una certezza assoluta: avrei assorbito ogni singolo istante.
Il venerdì mattina inizia presto.
Alle 10:30 sono al Palazzo della Regione Piemonte per la conferenza stampa ufficiale con capitani e allenatori. Fin da subito vengo inserito nel team social, guidato da Alessandro Spigno (Digital Project Manager della Lega) e mi ritrovo a supportare la produzione dei contenuti in un contesto istituzionale che, dietro l’apparente formalità, nasconde una macchina organizzativa complessa e perfettamente coordinata.
Essere a un metro dalle atlete più forti del mondo e dagli allenatori più titolati mi fa provare emozioni che, nel mondo sportivo, non sentivo da tempo. Eppure, quello era solo l’inizio.
Nel pomeriggio ci spostiamo all’Inalpi Arena.
Le squadre si allenano, il team lavora senza sosta per creare contenuti per Instagram e TikTok e per pianificare le giornate successive.
La cosa che più mi colpisce è la disponibilità totale delle giocatrici. Non è scontato che atlete di questo livello, a poche ore da una semifinale di Coppa Italia, si prestino con entusiasmo a video leggeri e spontanei. E invece emerge tutta la loro umanità, la voglia di divertirsi, l’energia di un gruppo che sa alternare concentrazione e sorriso.
La sera arrivano i creator per le produzioni YouTube: format più strutturati, scaletta precisa ma un clima autentico, rilassato, vero. Il menù della serata prevedeva “What do you Meme!”, famoso gioco di carte dove bisogna collegare ad una foto Meme, un commento divertente
Il migliore, vinceva. A turno, 3 giocatrici per ognuna delle 4 squadre e la creator (Ilaria Limelli) si sfidavano, creando un clima di divertimento e svago.
Il sabato suona la sveglia alle 7.
È il giorno delle semifinali e, appena entro al palazzetto, il mio ruolo cambia completamente. Mi viene affidato il supporto alla produzione televisiva internazionale della Lega. Cuffie, radiolina e palinsesto editoriale diventano i miei strumenti principali.
Mi occupo, insieme ad Alex Milone (giornalista professionista) dell’arrivo dei pullman, del coordinamento dei locker room tour, delle interviste agli allenatori e alle giocatrici migliori del match. Tutto accade in contemporanea, tutto deve funzionare al secondo.
Due partite, incastri continui, zero margine d’errore. A fine giornata il mio orologio segna 22.000 passi ma la stanchezza passa in secondo piano rispetto all’adrenalina provata.
La domenica arriva il momento più atteso.
La finale mette di fronte Savino del Bene Scandicci e Imoco Conegliano, due squadre che rappresentano l’eccellenza assoluta della pallavolo mondiale. I primi set li seguo dal camion di regia della Lega, osservando il lavoro del regista che gestisce otto telecamere in diretta, prende decisioni istantanee, coordina audio e immagini senza possibilità di errore.
Sembra di essere dentro un film. L’Imoco conquista il trofeo davanti a 13.000 persone, in un’atmosfera semplicemente indescrivibile. L’attacco di Gabi, l’eleganza di Antropova, i salvataggi impossibili di Moki De Gennaro: sport allo stato puro.
Poi, arriva il momento più difficile… quello dei saluti.
In pochi giorni non ho trovato solo un gruppo di lavoro ma una vera famiglia. Un ambiente unito, fatto di persone che si sostengono continuamente e che condividono una passione autentica per ciò che fanno.
Porto con me la loro professionalità, la loro dedizione e, soprattutto, l’amore per lo sport visto però da un’altra prospettiva: quello che nasce lontano dai riflettori, dietro le quinte.
Per tutto questo ringrazio Consuelo Mangifesta (Responsabile Relazioni Esterne, Eventi e Comunicazione Lega Volley Femminile) e il Master SBS. Senza questa opportunità, questa storia non sarebbe mai esistita.
Un’esperienza che non dimenticherò. E che continuerà a guidarmi, dentro e fuori dal campo.
Marco Nichetti, studente della XXI Edizione del Master SBS.
La Redazione web















